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Ogni domenica dalle 20,45 alle 22,30 presso il Convento (piazza San Giovanni Battista alla Creta 11)

Due anni fa iniziava anche nella nostra parrocchia, per l’impegno, la competenza e la passione di fr. Pierino, il primo ciclo del percorso dei Dieci Comandamenti. Ecco una presentazione dell’esperienza fatta attraverso un’intervista ad alcuni partecipanti.

Di cosa si tratta?

Si potrebbe descrivere come un’esperienza di catechesi per giovani, ormai diffusa, mediante passaparola, su tutto il territorio nazionale, totalmente incentrata sui Dieci Comandamenti. Una catechesi però libera da qualsia si forma di nozionismo o conferenze sul “famoso decalogo”. Curioso, all’opposto, quando mi era stato proposto di partecipare, contavo proprio di andare ad una serie di erudite lezioni e mi attirava capire come intendessero affrontare un argomento che, il più delle volte, provoca - in credenti e praticanti - una sorta di “senso di colpa”; mentre per molti altri costituisce il simbolo di una Chiesa ipocrita, bacchettona e oscurantista. Dopotutto, io stessa più o meno così vivevo i comandamenti: come un freno forzoso e un poco superficiale a comportamenti e desideri umani. Beh, io, curiosa, ci andai e mi accorsi immediatamente e con piacere che il linguaggio adottato era semplice e diretto, quello quotidiano ed ordinario, quello che riguardava l’esperienza concreta di ciascuno e quello delle cose che accadono a chiunque, potendosi così, in un modo o in un altro, trovare descritti e, pertanto, coinvolti. Inoltre notai, a sorpresa, che le “parole” annunciate nelle varie catechesi testimonianza palpabile di un io che,indipendentemente da tutto e tutti, non smette mai di parlarci - non rimanevano senza conseguenze nella vita di chi le ascoltava. Parlo di me, ma anche di tutti gli altri partecipanti a questo primo ciclo dei Dieci Comandamenti.

Chi sono stati i partecipanti e come sono stati contattati?

Ho visto aggregarsi, elemento singolare, persone con storie e provenienze tra le più diverse: credenti, non credenti, credenti a “metà”, giovani ed adulti impegnati o meno, praticanti, non praticanti, praticanti a modo loro, coppie che vorrebbero dare una partenza o una ripartenza alla loro vita insieme, genitori, donne e uomini con situazioni difficili o meno di vita, arrabbiati con la vita, ottimisti, diffidenti, ritardatari, curiosi. Tutti ci siamo ritrovati per dare ascolto a catechesi con ritmi incalzanti e tempi lunghi: gli incontri sono settimanali e durano per ben due anni! Quindi, chi decide di partecipare al percorso, arriva con un suo bagaglio di cose già sapute e di convinzioni acquisite, ma tutti (ri)partono da zero e sono invitati, per ben due anni, a porsi in un atteggiamento di disponibilità e fiducia, che richiede di sospendere la propria visione delle cose e, pertanto, di mettersi nell’ottica di ascoltare realmente.

Che esperienza è stata per te e per altri del precedente gruppo?

È stata innanzitutto l’occasione, partendo da una semplice curiosità, di far luce su alcuni aspetti della mia vita, del mio essere e della mia fede, anche molto importanti, che volutamente o inconsapevolmente ignoravo. E da lì ho tratto lo stimolo per conoscerli, assaporarli, provare a trasformarli e magari anche migliorarli.

Poi è stata un’opportunità per conoscere nuove persone. Per molti di noi è stata la condizione per stringere nuove amicizie costruendo una nuova realtà relazionale. Devo ammettere che per qualcuno mettere il pensiero su questo percorso non è stato semplice, perché la consapevolezza di ciò che hanno acquisito non è stata immediata. Il patrimonio più grande che si porta a casa è sicuramente stato l’avere uno sguardo diverso nei confronti di se stessi, di quello che si ha e del proprio presente.

Lo sguardo che ti fa sentire amato, amato per quello che sei: con i tuoi limiti, i tuoi dubbi, le tue incertezze, i tuoi errori e che, al contempo, ti trasmette la certezza di essere speciale, creato per qualcosa di grande.

Ed è a questo punto, in questa consapevolezza che si aprono le porte della speranza! Prima, però, dobbiamo acquisirne la consapevolezza, sentire quello sguardo dell’amore di Dio. E poi potremo darci - anzi, dobbiamo darci - una possibilità.

Quale sensazione generale si è vissuta?

Il “corso” viene iniziato da una massa anonima di personaggi, ma, col progredire dell’avventura, evolve velocemente e grazie all’intensità dell’esperienza favorisce il sorgere di legami di amicizia personali e di gruppo.

Che cosa resta del percorso fatto?

Posso dire, insieme ad altri, che in conclusione, le “dieci parole” sono un cammino con i suoi limiti, perché ci sono! Un limite, per esempio, è il fatto che l’ascoltatore può trovarsi ad esser passivo dall’inizio alla fine, venendo a mancare, così, il confronto e la possibilità di personalizzare ed adattare il messaggio alla concreta situazione del destinatario della catechesi. Pur tuttavia, è un percorso che porta ad un’esperienza di reale autenticità, apre gli occhi e illumina sulla propria condizione, conducendo, con gradualità, comandamento dopo comandamento, ad una profonda revisione di vita. Inoltre, importante fattore di novità, ti fa sentire la dimensione dell’appartenenza, al luogo e alle persone attori di queste catechesi, lasciandoti, però, libera la scelta della stessa e delle modalità di agirla.

Cosa pensi di poter dire per far conoscere questa esperienza?

Da tutto quello che abbiamo raccontato nasce spontaneo l’invito a chiunque si trovi nella condizione di porsi delle domande o di non volersele porre, di vivere difficoltà di qualunque genere o anche semplicemente a chiunque si trovi in una qualsiasi forma di ricerca interiore ed esteriore, sia curioso, desideri stimoli o voglia mettersi in gioco e soprattutto sia disposto ad ascoltare..., a frequentare il nuovo percorso che quest’anno verrà proposto. Ad ogni modo, un salto anche solo per buttare l’orecchio male non fa!